LE MANI SULLE CITTA’. Rosi, Sciascia e quella interminabile ‘linea della palma’.

Un cineasta, Francesco Rosi, nel labirinto Italia. Un labirinto dove, anno dopo anno, si è andata perdendo la verità ‘sui delitti di Stato’. Tutto era cominciato, come aveva detto Leonardo Sciascia, con l’omicidio del bandito Giuliano. “Non si può capire l’Italia se non si parte da quel cortile di Castelvetrano” aveva detto Sciascia riferendosi alla messa in scena, così scoperta e plateale, della celebre foto del cadavere del bandito, nel luglio del 1950.

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Solo per tre giorni, da ieri, e ancora per oggi e domani, distribuito dall’Istituto Luce Cinecittà, è nelle sale (almeno nelle principali città, ma speriamo che possa andare presto in tv e soprattutto girare per le scuole, ed essere sostenuto e diffuso dalle associazioni e istituzioni che si occupano di legalità, di lotta alla mafia ecc.) Citizen Rosi, un intenso documentario firmato dalla figlia Carolina Rosi e da Didi Gnocchi, passato in anteprima alla Mostra di Venezia (ne parlavo qua http://www.cinecriticaweb.it/film/citizen-rosi/ ).

Testimone del nostro tempo, nella sua vita intensa e longeva di figlio del Sud (era nato a Napoli il 15 novembre 1922, quindi pochi giorni dopo la ‘marcia su Roma’, morirà a Roma il 10 gennaio 2015), Rosi, in quel labirinto si era voluto addentrare, con coraggio pari solo alla sua caparbietà. Partendo da Sud, da quella ‘Sfida’ (1958) che parlava di camorra, ma poi ben presto – era la primavera/estate del 1961- decidendo di scendere in Sicilia, per incontrare la mafia certo, e con lei la Storia e la politica recenti di questo paese, in fondo uscito allora solo da un quindicennio dal buio del fascismo e di una guerra devastante, ma anche dalla lotta vittoriosa per la libertà. Come Sciascia sottintendeva, per capire l’Italia bisognava infatti tornare a Portella della Ginestra, al 1° maggio del 1947. La Liberazione in Sicilia, due anni dopo, non era ancora arrivata, anzi, e il filo di Arianna che si svolgeva nel labirinto era quello dell’unica enorme matassa, ancora mai sbrogliata, di connivenze tra Stato e mafia). Nel labirinto Rosi avrebbe incontrato un‘ombra, che lo inseguiva, quella ‘linea della palma’ di cui parlava Sciascia nel ‘Giorno della civetta’, pubblicato da Einaudi proprio nel 1961. Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è proprio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già oltre Roma…(Il giorno della civetta, [1961], Adelphi, pp. 339-340).

Sì, era già oltre Roma quella linea e i decenni successivi lo avrebbero rivelato a pieno. L’unità d’Italia, da Sud a Nord passando per il Centro, l’avevano operata le mafie, e questa volta era una vera, indissolubile unità, con il potere centrale, istituzionale, formale, non sostanziale, almeno in certe parti della Nazione. Il Risorgimento di un secolo prima era stato tradito, e sin da subito, Mario Martone lo avrebbe ben spiegato in Noi credevamo (2010), poco prima dei roboanti festeggiamenti per i 150 anni di quella Unità. Anche la Resistenza e le lotte di libertà erano state da subito tradite, poi sarebbero arrivate anche le ‘leggi-truffa’. Vale la pena sentire il ricordo e il racconto di un grande critico cinematografico, scrittore e intellettuale multiforme come il triestino Tullio Kezich (da sua una recensione-stroncatura de ‘Il Siciliano’ di M.Cimino, ‘La repubblica’, 31 ottobre 1987):

“Sono un veterano della battaglia di Montedoro, sopravvissuto alla strage di Portella e testimone incredulo al processo di Viterbo. Cinematograficamente parlando si intende: al seguito (per scrivere un libro) della troupe che nella primavera-estate ‘ 61 girò sui luoghi veri il film Salvatore Giuliano. … Fu una grande avventura, come sempre quando si ha la fortuna di stare dietro a un artista in un momento di esplosione del suo talento. Ma Francesco Rosi mi fece compiere, di pari passo con l’ esperienza artistica, un’ impagabile esperienza socio-politica. Fino allo sbarco in Sicilia ero stato un criptopatriota, un triestino slataperiano che nella parola Italia avvertiva sempre l’ eco limpido e fatale dell’ Inno di Mameli. Ma sulle balze del feudo di Sagana e nel labirinto nei cortili di Castelvetrano cominciai a conoscere un’ altra Italia, quella in cui (come qualcuno affermò nell’ aula del processo per Portella) “mafia, polizia e carabinieri formavano la Santissima Trinità”. Vicende da fantapolitica mi passavano sotto gli occhi ogni sera, quando nella mia camera a Villa Igiea leggevo e rileggevo i documenti raccolti nella preparazione del film, i ritagli dei giornali, gli atti giudiziari. E a vicende altrettanto incredibili assistevo durante il giorno nella vita che formicolava intorno alla troupe: avvocaticchi pasticcioni, protagonisti e comprimari della tragicommedia di Giuliano pronti a commerciare rivelazioni vere o presunte, mafiosi doc o mafiosi da operetta (difficile distinguerli) che interferivano, fornivano garanzie non richieste o minacciavano. E poi strane telefonate da Roma (negli intrighi siciliani Roma c’ è sempre) con moniti sibillini: fermate il film o almeno cambiatelo, fatene una storia di avventure (volevano già allora, qualcosa sul tipo di Il siciliano), non spingetevi dentro Montelepre, non ricostruite la strage di Portella e soprattutto (e per ottenerlo si mosse dalla Capitale un’ intera delegazione) rinunciate a tirar fuori il processo di Viterbo. Inutile aggiungere che Rosi non cedette di un millimetro e portò in fondo il film che voleva e come lo voleva”.

Già, Rosi era ostinato come il capitano Bellodi del romanzo di Sciascia, ‘emiliano di Parma ed ex partigiano’. Ma, da uomo del Sud, Rosi, oltre all’ostinazione, aveva anche una straordinaria capacità di indignazione come ricorda nel documentario Giuseppe Tornatore (a cui si deve quel bel libro-intervista, un vero e proprio testamento, a Rosi che è “Io lo chiamo cinematografo”, Mondadori, 2014). Una capacità che questo paese ha perso. Perchè richiede, in primo luogo, coraggio. E che potrebbe essere non opposta, bensì speculare, alla forza delle (proprie) idee, alla lucidità del (proprio, autonomo) pensiero, allo spirito critico. Per questo ci mancano, ogni giorno di più, insieme a Pasolini, uomini e artisti intelligenti e coraggiosi come Francesco Rosi e Leonardo Sciascia.

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Alcuni film di cui ho scritto di recente…

settembre 2018-giugno 2019

Recensioni film di:

Tsai Ming-Liang, Amos Gitai, Roberto Minervini, Errol Morris, Letitia Carton, Alison Klayman, Muayad Alayan, Agostino Ferrente…

vedi qua le recensioni

Vi do’ appuntamento con altre recensioni da Venezia 76!

Stay Tuned!

Tre film sull’empatia, per sognare insieme, col ‘Social Dreaming’

Tre serate e una mattina affollate e ricche di emozioni e riflessioni, tra cinema e sogni, nei locali molto accoglienti del Wanted Clan (http://wantedcinema.eu/wantedclan/) di MIlano, in via Atto Vannucci, 13 (zona Porta Romana). Con Giancarlo Stoccoro, psichiatra e psicoterapeuta, autore di “Occhi del sogno” (Fioriti, 2012) ed Elena Nascimbene, psicosocioanalista, ho immaginato ‘Ciak si sogna- Empatia’ (qua il link all’evento Facebook www.facebook.com/events/365637197572497/:  un breve ciclo di tre film per tracciare un intenso percorso tematico ed emozionale attorno all’empatia, grazie al metodo del Social Dreaming (sognare sociale, sognare insieme, condividere sogni e libere associazioni per generare nuovi pensieri e nuove idee), metodo e tecnica di gruppo elaborata dal psicosocionanalista Gordon Lawrence alla fine degli anni ’70 e che ha avuto da allora innumerevoli applicazioni in contesti organizzativi, professionali, sociali, educativi, ecc.

In questa ‘variante’ del metodo, l’esperienza di gruppo del Social Dreaming viene attivata attraverso lo stimolo dei film.

I tre film

La proposta di ‘Ciak si sogna – Empatia‘ ha previsto tre  film (due dei quali – non a caso – diretti da donne) di ambientazione differente (la città e la provincia, l’Europa e gli USA) ma sempre attuale, scenari dove tutti noi possiamo ri-conoscerci. Ciascuno dei film esplora dimensioni diverse ma complementari dell’empatia: nel rapporto tra l’individuo e la comunità, tra giovani e anziani, nelle relazioni tra donne, nelle relazioni lavorative e in quelle affettive. Come i film che abbiamo amato, che amiamo, che ameremo e che rivedremo, anche i sogni fanno da ponte tra le persone, annullando distanze che sembrano incolmabili, come quelle che separano la solitudine e l’amore .

venerdì 18 gennaio : Lucky, di John Carroll Lynch, USA, 2017 – 88’

In uno sperduto villaggio dell’Arizona, circondato dal deserto, in una atmosfera trasognata, la storia di un uomo anziano e della comunità intorno a lui (il film è l’ultima grande prova d’attore di Harry Dean Stanton, e vede con cast anche il regista David Lynch)

venerdì 1 febbraio  Le ricamatrici, Eleonore Faucher, Francia 2004 – 89’

Un legame silenzioso, un rapporto di comprensione e aiuto reciproco che si instaura a poco a poco, nel lavoro come nella vita, tra due donne, una vedova matura che ha da poco perso il figlio, e una giovane diciasettenne che aspetta un bambino.

Venerdì 15 e sabato 16 febbraio (doppio appuntamento, vedi sopra)

 Corpo e anima, Ildiko Enyedi, Ungheria 2017 – 116’

Nell’Ungheria di oggi, all’interno di un mattatoio, una ispettrice di qualità e il direttore finanziario scoprono, grazie alla forza del sogno, sorprendenti ‘affinità elettive’, riscoprendo emozioni a lungo trattenute dentro di loro.

Avevo scritto aul film qua: http://www.cinecriticaweb.it/film/corpo-e-anima/

Per questo terzo e ultimo appuntamento del ciclo con  il  magnifico film  della regista ungherese Ildikò Enyedi “Corpo e Anima” (2017, un film dove il sogno è il filo rosso delle vicende…)  è stato prescelto un  format più disteso e articolato e maggiormente in linea con le esperienze più frequenti  di questa variante metodologica. Alla visione del film  venerdì 15 febbraio hanno fatto quindi seguito l’indomani mattina  (dopo averci dormito e soprattutto sognato su….)  due matrici   (lo spazio temporale che contiene la condividisione dei sogni e delle libere associazioni) di Social Dreaming e il dialogo finale,  per riannodare i tanti  fili dei sogni….

Scarica qua la Locandina WANTED Ciak si sogna Empatia  (con una immagine ‘di sogno’)

Seguite la pagina :  https://www.facebook.com/CiakSiSogna/it

e il blog  www.ciaksisogna.it

Miei articoli sul blog www.ciaksisogna.it

http://www.ciaksisogna.it/2018/05/31/torneranno-i-padri-nei-nostri-sogni/

http://www.ciaksisogna.it/2018/03/10/immagini-a-bassa-voce-nei-luoghi-di-milo-de-angelis/

http://www.ciaksisogna.it/2018/01/15/doppi-sogni-tra-lo-schermo-e-le-pagine/

Stay Tuned per nuove esplorazioni tra cinema e sogno!

Sergio Di Giorgi

Alcune immagini delle serate:

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foto sala e schermo Corpo e Anima

La forza di sognare insieme, col cinema

I sogni sono tornati. Grazie anche al cinema. Pochi giorni fa, in una bella serata nella cornice assai piacevole e intrigante di Wanted Clan, la nuova sala di Wanted Cinema in via Vannucci 13 a Milano).  Un posto, per chi non lo conoscesse ancora, su due livelli: al piano di sopra è come stare in una casa privata, arredata con gusto allegro e vintage, dove spicca un coloratissimo e molto pop angolo bar, oltre a uno schermo e a un pianoforte;  mentre  quello di sotto  è un po’ una cripta, ma dalle alte volte, per nulla claustrofobica, con uno schermo più grande, vecchie sedie di legno con cuscini e degli enormi pouf.

Quella sera,  il film di Viviana Nicodemo “Sulla punta di una matita”, che racconta la vita e i luoghi poetici  di Milo De Angelis, ha introdotto una esperienza di “Social Dreaming” condotta da Giancarlo Stoccoro. Circa 30 persone, di età e  background personali e professionali molto diversi tra loro hanno condiviso sogni, pensieri, libere associazioni, a partire dalle emozionanti immagini del film. Alla fine sembravano tutti soddisfatti. Anche perchè il potere trasformativo del gruppo era stato molto forte…ma non aggiungo altro su questo.

A Milo De Angelis e a Viviana Nicodemo che in questi mesi, con le parole e con le immagini, mi hanno regalato tante emozioni, ho voluto dedicare queste poche note sparse, un po’ che intime, come si conviene, del resto,  con i sogni.

Pero’ vi si parla di Ermanno Olmi, Adriano Celentano, Robert Guédiguian, Antonio Tabucchi.

Le ho pubblicate sul blog http://www.ciaksisogna.it che abbiamo creato con Giancarlo Stoccoro ed Elena Nascimbene.  http://www.ciaksisogna.it/2018/05/31/torneranno-i-padri-nei-nostri-sogni/?preview_id=454&preview_nonce=eacd508da8&_thumbnail_id=455&preview=truedownload

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Immagini a bassa voce, in punta di matita. La poesia e i luoghi di Milo De Angelis

Foto De Angelis (Nicodemo) (foto Viviana Nicodemo)

 

Venivi innanzi uscendo dalla notte

recavi fiori in mano

ora uscirai fuori da una folla confusa,

da un tumulto di parole intorno a te.

 Ezra Pound (da “Francesca”, 1926)

 

“Ci vorrebbe più silenzio, e anche più ombra”. Più silenzio per ascoltare le parole, per ritrovarle tra quel “tumulto” che ci assale, martellante, ogni giorno,  da tante fonti diverse; più ombra per vedere le immagini, per riconoscerle tra quella selva di segni che ci avviluppa. La parola della letteratura, la parola, ancora più rara e fragile, della poesia. La parola ‘data’, una parola donata, ma anche un impegno, una promessa, una cura, quella di una “poesia che ci guarda”.  Qualcosa di condiviso, uno sguardo che crea una relazione di circolarità, dunque una dimensione che in fondo attiene al sacro (‘La parola data’ è il titolo assai bello di una raccolta di interviste e conversazioni  con il poeta Milo De Angelis edita da Mimesis nel 2017).

Se cadono il silenzio e l’ombra, e poi arriva persino il buio,  si aprono spazi di attenzione verso la parola e verso le immagini. Siamo pronti, tutti insieme, alla visione, come nel vecchio (ma che non muore) rito della sala cinematografica. “Sulla punta di una matita”,  il film che l’attrice e fotografa Viviana Nicodemo ha dedicato alla poesia di Milo De Angelis e ai suoi luoghi dell’anima, richiede attenzione e forse anche un po’ di buio.

Sul film trovate qua alcune mie riflessioni:

http://www.ciaksisogna.it/2018/03/10/immagini-a-bassa-voce-nei-luoghi-di-milo-de-angelis/

Spero si possa vedere presto il film a Milano – quella Milano che, insieme alla poesia di  De Angelis,  è la protagonista del film, con i suoi cortili, le case di ringhiera, i nuovi grattacieli direzionali,  le sue strade notturne, ecc. Magari, attraverso la poesia delle immagini e la musica stessa della parola poetica, ci saranno altri sogni da fare insieme, “sogni sociali” (Social Dreaming),  per scoprire nuove visioni e prospettive, o quantomeno – cosa oggi più importante che mai – per sentirci meno soli…

per saperne di più vai su :

http://www.ciaksisogna.it/

Stay Tuned!

Doppi sogni, tra corpo e anima. I sogni di Ildiko Enyedi, i sogni di Kafka.

“Così come avviene tra i film che abbiamo visto e i libri che abbiamo letto (a maggior ragione se i primi sono ispirati ai secondi), i film e i sogni si rimandano e si rincorrono a vicenda, anche a distanza, nello spazio e nel tempo. Sono i  film e i sogni  vissuti in prima persona (e che abbiamo magari rivisto e risognato a lungo), ma anche i film visti dagli altri e i sogni fatti dagli altri,  che risuonano in noi nel loro racconto. Spesso facciamo gli stessi sogni, a volte scopriamo che gli altri fanno i nostri stessi sogni,  ma in ogni caso sono sogni sempre diversi,  come diversi siamo noi stessi (insieme ai nostri sogni, ai nostri film, ai nostri libri) nel tempo. Doppi sogni…”

A partire dalle suggestioni del bellissimo Corpo e Anima della regista ungherese Ildiko’ Enyedi ho scritto un breve testo per un blog al quale ho iniziato a collaborare – http://www.ciaksisogna.it

Qua trovate il testo integrale: http://www.ciaksisogna.it/2018/01/15/doppi-sogni-tra-lo-schermo-e-le-pagine/

Il  blog vuole esplorare, da una parte, il rapporto tra cinema e sogno e, dall’altro, le possibili applicazioni del linguaggio cinematografico al metodo del Social Dreaming (“sognare sociale”, “sognare insieme”,  ovvero l’uso sociale del sogno) elaborato negli anni ’80 del secolo scorso dal socioanalista inglese Gordon Lawrence.

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http://www.ciaksisogna.it

Stay Tuned!

 

 

Quella “scuola buona” di Don Milani, che rivive anche nel cinema.

A oltre mezzo secolo dalla morte di Don Lorenzo Milani, e oltre 60 anni dopo l’inizio dell’esperienza della scuola popolare di Barbiana un emozionante documentario – Barbiana ’65. La lezione di Don Milani di Alessandro G.A. D’Alessandro riporta alla luce l’unica preziosa testimonianza audiovisiva di quell’esperienza (il filmato inedito del padre del regista, rimasto nei cassetti della RAI per 50 anni) e rivela al tempo stesso, attraverso testimonianze e altri materiali d’archivio, la “dirompente attualità” di quel magistero, delle sue pratiche e intuizioni, e delle sue domande inevase.

In un articolo pubblicato nel numero di dicembre 2017 di “Learning News”, rivista on line dell’AIF-Associazione Italiana Formatori  ho voluto ripercorrere la genesi di quel primo documentario del 1965 e di quest’ultimo (presentato come evento speciale alla scorsa Mostra Internazionale del Cinema di Venezia) segnalando alcuni aspetti di quella “attualità” anche per gli educatori e formatori di oggi e di domani.

Questo il link

http://associazioneitalianaformatori.it/download/articoliln/2017/LN1217_DiGiorgi.pdf

locandina Barbiana '65