Censurabilia…(latino maccheronico, assai di moda, specie in politica…)

Sulla rivista on  line dei critici italiani Cinecriticaweb, alla quale collaboro da alcuni anni, ho commentato il documentario dello storico e critico cinematografico  Tatti Sanguineti Giulio Andreotti. Il cinema visto da vicino visto qua a Venezia nella Sezione Classici Documentari.  Andreotti ebbe dal dopoguerra un ruolo centrale  (anche) rispetto alle sorti del cinema italiano e dell’intera filiera industriale.  In realtà  per molti anni – ed è il tema principale del documentario di Sanguineti- fu al tempo stesso una sorta di  “referente politico” dell’attività della censura italiana (Sanguineti, come ricordo nell’articolo, è uno dei promotori dell’importante progetto “Italia Taglia”, una storia ragionata della censura cinematografica in Italia).

Parlare di censura, si sa, vuol dire parlare di libertà versus oppressione (specie nei regimi autoritari o addirittura totalitari) * , ma anche di memoria versus oblio (e questo riguarda sia quei regimi, Orwell docet, che quelli formalmente democratici). Parlare di censura cinematografica oggi in Italia non è a mio avviso materia che interessi solo  storiografi e archivisti, ma che interessa tutti i cittadini, se il cinema (di finzione, documentario, o di docu-fiction o come volete chiamarlo, infatti per Wiseman, il grande documentarista, “They are all movies!”) può servire ancora a tenere viva la memoria e sconfiggere le tentazioni sempre più forti all’oblio.  Per esempio in Italia, non riusciamo a sapere la verità ancora su tanti cosidetti “delitti di stato” (per Leonardo Sciascia, quei misteri risalivano addiritura alla messa in scena del delitto Giuliano, 1950!). Ma se registi indipendenti come Franco Maresco o Sabina Guzzanti fanno film che vogliono ancora capire e farci capire cosa diavolo sia successo tanti anni fa e cosa ancora succede (visto che almeno in Sicilia le minacce a magistrati, sindaci, sacerdoti impegnati contro le mafie continuano senza sosta!…), ci sono sempre tanti bravi politici che, da schieramenti trasversali sono pronti a stigmatizzare, a minimizzare, impegnati nel il solito sport del “sopire, trocare…troncare, sopire” di manzoniana memoria (ma adesso nella memoria dovremo far spazio anche al conte-zio del Leopardi / Paolo Graziosi  ne “Il giovane favoloso”) di MArtone (che si conferma un regista favoloso…).  Tutto, ovviamente, per il “buon nome dell’Italia all’estero” e  in vista anche di Expo 2015, c’è da capirlo, ci mancherebbe…

Era questa, del resto, la “versione di Giulio” che il documento di Sanguineti ci trasmette, al di là delle semplificazioni e dell’aneddotica. Certi film come Umberto D. di De Sica o Anni facili di Zampa all’inizio degli anni ’50  avevano sceneggiature da modificare o scene da tagliare perchè davano all’estero una immagine non positiva dell’Italia che cercava di riprendersi dalla guerra e già vedeva il boom (su questo però occorre vedere La zuppa del demonio di Davide Ferrario, basato sugli archivi del Cinema d’Impresa di Ivrea…). Insomma, sembra storia di oggi…Ma se difendere l’Expo (e, ove ancora possibile, liberarlo dalle inflitrazioni malaffaristiche) va bene, se essere fiduciosi e ottimisti va bene pure,  questo non vuol dire perdere il senso critico nè diventare degli smemorati.

Se no, da qui e per i prossimi mille giorni almeno, non ci resterà che cantare la solita canzonetta, quel brioso motivetto italico (o italicum?) che dice “chi ha avuto ha avuto  ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato scordiamoci il passato, ecc, ecc….”.

Stay Tuned!

* Su questi temi, mi permetto un’auto-citazione: nel 1995 ho scritto “Fantasmi della libertà. Il cinema d’autore tra censura ed esilio”, SEI-Societa Editrice Internazionale, Torino”. Tutt’oggi mi interessa cosa il cinema può fare per la difesa dei diritti umani e curo da alcuni anni una sezione sul cinema per i dIritti umani a “Sguardi Altrove Film Festival”. Ebbi la fortuna di conoscere in quegli anni in Sicilia  Raoul Ruiz (che ho ricordato qua su questo blog giorni fa, a tre anni dalla sua morte). Chiesi al regista cileno esule dopo Pinochet (che di censura ed esilio si intendeva assai…) una nota introduttiva che lui accettò di scrivere. Spero di mettere a breve sul blog quel suo testo prossimamente…

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