Esercizi di memoria…

…ma non la memoria nozionistica con cui a scuola ci hanno insegnato (o creduto di insegnarci) la Storia o la letteratura, dai Promessi Sposi alle poesie di Leopardi, ma la memoria che direi critica, che cerca di ricostruire i fatti,  distinguerli dalle opinioni,  per capire e per comunicare, insomma quello che fanno i bravi giornalisti d’inchiesta (razza peraltro in via di estinzione o di rottamazione ). E i bravi …cineasti.

Uno di loro è di sicuro Mario Martone, cui la definizione di cineasta sta peraltro assai stretta. Martone per la sua storia umana e professionale è uno dei pochi che con talento studio e pratica sa navigare con naturalezza e in profondità  tra i diversi linguaggi artistici  (basta leggere questo volume colletaneo edito di recente da Donzelli , a cura di Roberto De Gaetano e Bruno Roberti). Dopo Noi credevamo ora con Il giovane favoloso il regista napoletano sopperisce alle nostre antiche e consolidate  lacune in storia e letteratura italiana, e ci regala un’altra opera memorabile per forma e contenuti,  ancora una volta unendo i piani (anche in senso spazio-temporale) della Storia, delle storie personali, degli eventi sociali, politici, economici, sullo sfondo partecipe della natura che ci circonda.

Di memoria, in particolare della memoria del lavoro, di come è cambiata la nostra cultura,  di come abbiamo devastato la natura (ma accorgendocene un po’ in ritardo…) e di tante altre cose importanti parla poi Davide Ferrario (che con Piazza Garibaldi nel 2011 ci aveva dato anche lui una bella lezione di storia patria)  ne “La zuppa del demonio” di cui ho scritto qua per Cinecriticaweb Il film lavora del resto sui bellissimi e importanti  materiali dell’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea disponibili ora anche qua su youtube.

Come dico nell’articolo, nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle aziende di varie tipologie e dimensioni occorrerebbe vedere e lavorare su questo documento. Per poi agire, nel nostro piccolo, o per dare magari informazioni o consigli a chi ci governa e tutela (o dovrebbe farlo), magari via web…

E, in primo luogo, per mantenere viva la memoria (se, come diceva Sciascia, “la memoria ha un futuro”…).
Stay tuned!

 

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