Venezia 71. Uccellacci, uccellini, e altri animali…

I premi passano……i film a volte restano…

PRIMA DELLA CONTESTAZIONE

Uccellacci e Uccellini, Pier Paolo Pasolini, Italia, 1966

Avevamo conosciuto aquile che si credevano polli (ma più spesso, ad esempio in tanti uffici e aziende o nella politica italiana, anche polli che si credevano aquile), ma mai un piccione che si credeva Leone d’oro e che alla fine… aveva ragione! Ma non era un piccione gonfiato, nè un piccione qualsiasi, ma un piccione svedese, sicuramente ben ammaestrato dal suo padrone e creatore, il regista Roy Andersson. Il quale lo ha messo su di un ramo a riflettere sull’esistenza umana e il ramo non si è spezzato, dovevano averlo progettato i designer Ikea.  Andersson è sicuramente un artista geniale e talentuoso (specie sul piano della composizione visiva e fotografica). Il suo genio, a volte fulminante (si vedano i primi 3 episodi del film) è spesso anche un po’ ridondante (si veda il resto del film). Comunque è un regista molto pignolo: il film si compone di 39 piani-sequenza, più o meno lunghi, e per ognuno ha impiegato da uno a due mesi prima di girare…infatti la sua filmografia, almeno come lungometraggi,  è abbastanza scarna.

Sempre a proposito di piani sequenza, se potessi scegliere, all’inferno o al purgatorio io peraltro porterei quello iniziale di The Player (I protagonisti, 1992) di Altman rivisto a Venezia nel bellissimo documentario di Ron Mann sul grande regista e che si intitola solo Altman (meritoriamente lo ripropone a Milano il CInema Beltrade ,  nuova casa dei cinefili milanesi).

Invece Birdman  di Inarritu fa volare Michael Keaton sui tetti di New York, se no non si chiamava uomo-uccello. E’ uno dei momenti sicuramente più spettacolari del film, ma anche dei più lontani dal mondo di Raymond Carver, che invece amava gli short cuts, proprio come Bob Altman (a proposito, America oggi, ovvero Short Cuts, ha vinto il Leone d’Oro a Venezia nel 1993).  Insomma, Inarritu (e non è certo la prima volta, a nostro avviso)   vuole davvero dire e fare troppo, ne abbiamo detto qualcosa anche qua.  Però Keaton ed Edward Norton sono sempre un gran bello spettacolo (e anche Emma Stone e Amy Ryan…).

Alt-man, Bird-man, Wise-man (nel senso di Frederick), lui si che è un uomo “saggio” e “sapiente”…eccolo F.WISEMAN CONF STAMPA durante la conferenza stampa (beh certo, dovete credermi sulla fiducia che era lui…)

Se Inarritu parla di Carver, Abel Ferrara fa parlare Pasolini. Ma come non si dovrebbe parlare invano dell’uno, lo stesso vale per cosa si fa dire alll’altro). A un certo punto del film spunta Ninetto Davoli in persona vestito con colori sgargianti che fa il padre del personaggio Ninetto Davoli da giovane che sarebbe Scamarcio (che già dovrebbe pagare per aver prodotto un film come La vita oscena). Insieme vanno a spasso per Roma. Che non è quel panorama di periferie apocalittiche mostrato da PPP e che solo Ciprì e Maresco avrebbero ricreato da Palermo parecchi anni dopo. Insomma, per un attimo Ferrara si è creduto Pasolini, e ha tentato di volare alto, però non tutti gli uccelli sono uguali, vedi le aquile, ecc.. Qua poi entrano in scena, cioè nella memoria,  altri uccelli, in particolare il corvo intellettuale, i falchi, i passerotti di San Francesco, Toto’ e Ninetto vestiti da frati che li inseguono per “evangelizzzarli”. Beh, provateci voi a fare un film così…tra l’altro per Pasolini  era il film più amato (leggete qua). Comunque di Ferrara noi abbiamo amato  più di un film, peccato che era tanto tempo fa ed eravamo assai più giovani.

La Cina era vicina, ora molto di più…ma noi facciamo lo stesso finta di niente.

Con Pasolini siamo nel 1966, mentre La cina è vicina di Marco Bellocchio è del 1967. A Venezia  si è visto nel  restauro della Cineteca di Bologna  (di cui Bellocchio, dopo la morte prematura di Carlo Mazzacurati è il nuovo Presidente). Dicono che sia un film “datato”, perchè parla dei partiti politici di una volta (ora in effetti ci sono solo partiti padronali e di plastica, peccato che vanno sempre tutti da Vespa come nella prima repubblica). Cosi la  breve ed efficace come sempre recensione di Morando Morandini per il suo dizionario:

“In una cittadina romagnola giovanotto ambizioso, iscritto al PSU (Partito Socialista Unificato), diventa factotum di un professore, futuro assessore, e l’amante di sua sorella, mentre, per vendicarsi, la sua ex fidanzata fa lo stesso con il professore. Si arriva così a un duplice, forzato matrimonio. 2° film di M. Bellocchio che vi riprende i temi di I pugni in tasca (la corruzione degli ambienti familiari, lo squallore sordido della provincia), proiettandoli su una mordace satira del trasformismo politico, dell’ipocrisia borghese, del velleitarismo estremista, del falso riformismo del centrosinistra. Troppa carne al fuoco, forse. Ma, comunque, un lucido e rabbioso film di contestazione”.

Ma, PSU a parte (anche se poi…), siamo proprio sicuri che sia un film datato?

Altri animali, più feroci…

A Venezia si sono visti cani da combattimento azzannarsi a sangue nel film turco Sivas, esordio robusto (ma dai rumours precedenti ci aspettavamo di più) nel concorso.  Molti hanno protestato,  altri chiudevano gli occhi. Però  le torture tra umani di One on One di Kim Ki Duk erano credo anche  peggio. Ma dipende sempre dai punti di vista…)- Poi lupi e ragazzi-lupi in No One’ Child, ambientato al tempo della guerra civile balcanica, altro solido esordio di un giovane regista serbo nella SIC-Settimana Internazionale della Critica (lo si vedrà a Milano ne Le vie del cinema). Il film ha vinto il Premio del pubblico e uno dei due premi Fipresci. Nel documentario di Seidl In the Basement  si vedono invece bestie con le corna di tutti i tipi, ma con le teste impagliate (il gioviale cacciatore austriaco ci spiega cosa erano da vivi…). Questo Im Keller è un documentario (ma forse no), anche se parla delle fantasie umane più perverse, ma noi preferiamo il suo sguardo in altri film, anche se poi il soggetto era sempre quello “c’è del marcio in Austria felix”.

Ah, ci sarebbero pure le Volpi (ma sulle coppe anzi sulla “coppia Volpi” di quest’anno stendo un velo pietoso…).

Uccelli politici

Prima di finire, per sdrammatizzare, qualche metafora politica, che va sempre bene al tempo del poli-tainment (politica e intrattenimento), ma già lo diceva Frassica da Arbore molto tempo fa…

Siamo circondati da pavoni, pappagalli parlanti, corvi, gufi…

Però alla fine Totò e Ninetto il corvo se ‘o magnaveno, ma… sto gufo (nelle sue varie classificazioni) non lo mangia nessuno, così magari non ne sentiamo più parlare?

E non posso fare a meno di pensare che se il piccione svedese ha vinto un Leone, Bersani per nominarlo in metafora ha perso (cioè pareggiato, che era anche peggio) le ultime (a quanto pare ancora per molto tempo) elezioni (quelle vere, le secondarie). O era colpa del giaguaro? E se è così, oggi chi è  l’ “amico del giaguaro”?…sono assilli feroci…

…i registi e le registe in alcuni casi resistono…

A volte i premi aiutano a resistere, forse sono “assicurazioni sulla vita” e non solo quella professionale….Dico questo perchè vedendo The Look of Silence (Gran Premio della Giuria) di Oppenheimer c’è un momento in cui uno degli interlocutore minaccia non solo il fratello della vittima ma anche il regista che sta filmando la scena; e vedendo Belluscone.. Una storia siciliana (Premio Speciale Sezione Orizzonti) pensavo a Franco Maresco che da alcuni anni è solo, e non solo perchè non in più in coppia con Daniele Ciprì, ma perchè a Palermo si è oggi davvero soli…a lottare la mafia, come del resto in tutta Italia; e il suo film a mio avviso parla non di Berlusconi ma piuttosto della berlusconizzazione del nostro paese. Ovviamente, come Sciascia insegnava, la Sicilia è sempre buona metafora. Ma il film parla anche (e fa parlare “persone informate dei fatti”) della trattativa Stato-mafia… Quindi (più della Guzzanti che è donna di successo mediatico consolidato) occorre forse non dimenticare Franco Maresco…, che ancora è a giudizio per la censura a Totò che visse due volte). E però sono contento dei premi che questi film hanno avuto!

E per quest’anno su Venezia ci abbiamo messo un punto sull’1 Venezia_71_2014_il_puntino_sull'1(vedi foto).

L’anno prossimo saranno 72, ma nonostante qualche acciacco,  la Mostra di Barbera (con Fornara, Gervasini, Iarussi, Lagioia, ecc.) tiene botta e riserva ancora sorprese. E ora  il Lido arriva a Milano, perche Le vie del Signore e quelle del cinema sono sempre infinite!

Stay Tuned!

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