Parole, parole, parole…(di film recenti, che illuminano lo schermo)

Words, words, words…gigioneggiava il principe Amleto, e chissà se il suo genio creatore  se la spassava scrivendo quell’immortale testo tragicomico. Ma, dal momento che i film non sono romanzi o pièce di teatro, spesso al cinema le (troppe) parole ci distraggono, ci annoiano, ci sommergono. A volte ci fanno addirittura incazzare. Di recente, mi è capitato con il Pasolini di Ferrara. Anche perchè, tra tutte le milioni di cose che da sceneggiatore potresti far dire all’attore che lo interpreta, il pur somigliante Dafoe, ma anche ad altri personaggi importanti nella storia di P.P.P, come la Laura Betti, da spettatori ci ritroviamo impotenti ad ascoltare per larghi tratti del film divagazioni insignificanti. Ma forse, come nella vita, anche per i film è questione di aspettative. Nel senso che dal cinema di Ferrara da tempo non ci aspettiamao più nulla… mentre su Pasolini ci aspetteremmo un film meraviglioso, o almeno all’altezza della sua intelligenza. Ecco, se Mario Martone…Ma nel frattempo, ci accontenteremmo di  rivedere un documentario  della stessa Betti, datato 2001, si chiama Pier Paolo Pasolini, la ragione di un sogno.

Ma per fortuna, altri film e altri autori e autrici ci riappacificano con il cinema, anche se sono “pieni di parole” . E’ il caso di due film visti  sempre di recente e che erano alla Mostra del Cinema di Venezia.

Il primo (per me molto bello e che dopo Venezia ho rivisto nella panoramica milanese) è Tales (Ghesseha)   della regista iraniana Rakhshan Bani Etamad una delle più grandi registe iraniane (classe 1954), attiva dagli anni ’80, con circa una dozzina tra corti e lunghi al suo attivo (tra cui Il velo blu e Nargess) , e tanto coraggio  (anche per resistere alla censura iraniana o alle repressioni del regime dell’ex premier Ahmadinejad). Sono le piccole storie cucite dalla regista e dal suo sceneggiatore (il film ha giustamente vinto il premio per la migliore sceneggiatura a Venezia, e non era così scontato). Due storie in particolare sono piene di parole e terribilmente emozionanti, indimenticabili. Una lettera ambigua che viene dal passato e rischia di spezzare il legame tra un marito e la moglie; un dialogo tra un uomo e una donna, di cui non sappiamo nulla, dentro un furgoncino, l’uomo alla guida la donna seduta dietro. Ma lui è il grande attore Peyman Moadi di Una separazione e About Elly di Farhadi, ma anche il protagonista di Melbourne, film della SIC-Settimana della Critica, esordio del regista Nima Javidi (dove si parla pure tanto ma non ci si annoia nemmeno un secondo).

Purtroppo non ho notizie ancora di una distribuzione di questi due film iraniani.

Invece è annunciato in sala per il 30 ottobre, grazie alla Lucky red,  Ritorno a l’Avana  di Laurent Cantet (che amiamo dai tempi di Risorse Umane, 1999 e A tempo pieno, 2001) ma che dopo La classe (2008) si era un po’ fermato.  A Cuba Cantet aveva però già girato un episodio di 7 Days in Havana (2012). Un altro film parlatissimo, ma bellissimo. Dall’alba al mattino, sopra un terrazzo panoramico nel cuore della città, tra i tetti e il mare, con un un impianto teatrale, ma con una camera che segue e respira insieme ai 4 personaggi protagonisti (più gli altri di contorno, e tutti quanti bravissimi) si parla tanto. Dopo un esilio di 16 anni, Amedeo riappare dai suoi amici d’infanzia per ripercorrere la sua e loro vita, tra disincanto e segreti inconfessati.

All’inizio si resta un po’ scettici, ma ben presto il film ti prende e non ti molla sino alla fine. Premio Venice Days grazie a una giuria di 28 giovani guidata dal bravo (e giovane anche lui) regista argentino Diego Lerman (a proposito di distribuzioni mancate, il suo intensissimo film La mirada invisible, 2010, è rimasto inedito in Italia, ed è un vero peccato…; quest’anno abbiamo provato a vedere a Cannes il suo ultimo Refugiado ma senza successo: qualcuno lo ha visto e puo’ dirmi com’è? grazie in anticipo…).

Infine, è molto parlato ma è anche pieno di silenzi eloquenti (specie quelli della protagonista) Party Girl, visto l’altra sera. Un po’ furbo, nel suo intreccio tra finzione vita reale (uno dei tre registi è il vero figlio della protanista, come anche alcuni degli interpreti), certo non un capolavoro, ma con una sua forza di verità nelle storie, specialmente quelle della madre, entreneuse non più giovane in un nightclub alla frontiera tra Francia e Germania,  e del suo cliente-corteggiatore e poi amante e marito.  Film che ha il merito di un finale assoutamente unhappy. Lo dirigono in tre (Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Théis), due donne e un maschietto, il vero figlio dell’attrice. Sono giovani e a Cannes hanno vinto anche la “Camera d’or” per gli esordienti. Peccato, a proposito di parole  e di lingua, che il doppiaggio, come spesso capita da noi,non rendeva giustizia…

Stay tuned!

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2 risposte a "Parole, parole, parole…(di film recenti, che illuminano lo schermo)"

  1. Concordo totalmente il tuo commento sul film ‘Pasolini’ , un film che non ha una traccia e..non lascia traccia, anzi qualcosa lascia, almeno a me, ha lasciato un grande vuoto, un fastidio…sono uscita furiosa. Non ho trovato niente dello spessore di Pasolini, anche se il regista ha voluto narrare solo la storia delle ultime 48 ore, poteva rendere a noi e soprattutto, a Pasolini, ben altro. Anche la figura di Laura Betti è completamente insignificante e tanto lontana (anche se l’interprete è una brava attrice come la Medeiros). Salvo ovviamente la personalità fisica di Defoe, davvero somigliante ma che forse, lo stesso attore, non è riuscito a comprendere entrando nella parte, quanto fosse lontana la vera anima di Pasolini. Ferrara ci ha provato, coraggioso, ma gli è andata male!
    Brava solo la Asti in questo cameo della madre.

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  2. Ritorno all’Avana, un film ben fatto, un colpo da maestro si può dire, un film parlato (come il film del grande Manoel de Oliveira) , fatto di parole che ognuno di noi può riconoscere, un film che commuove, semplice, senza contorni, diretto, un unico luogo…persone, vite che si ritrovano a distanza di tempo, ricordi, accuse, verità che escono da lontano…sullo sfondo solo il mare de l’Havana. Da vedere!!…speriamo arrivi presto.

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