Accade a Milano: “Filmmaker n. 32. Dieci giorni con il “cinema del reale”.

Iniziata ieri sera, al cinema Arcobaleno di Milano, per l’occasione “sold out”, la trentaduesima edizione (un bel traguardo) di Filmmaker, festival internazionale del “cinema del reale”.

Sino all’8 dicembre, 86 film in sette sezioni, omaggi ed eventi speciali (per dettagli vedi il sito web del Festival e l’hashtag  #Filmmaker2014) tra i quali una retrospettiva dedicata a Lech Kowalski, documentarista figlio di esuli polacchi formatosi a New York che condurra domani domenica 30 al cinema Beltrade il workshop “Filmare il conflitto” organizzato con il Milano Film Network (vedi qua per dettagli)

Ho scritto alcune note di presentazione di questa edizione su Cinecriticaweb (leggi qua).

Aggiungo dopo la serata inaugurale, alcune riflessioni.

La nostra memoria, i confini del nostro sguardo e quelli stessi del cinema: di questo ci hanno parlato due opere certo non comparabili da nessun punto di vista, eppure entrambe emozionanti, scelte per la serata di apertura.

Quasi non vorremmo vedere, è uno sguardo “insostenibile” la tragedia di quei militi ignoti che in fila indiana nel bianco accecante di una tormenta di neve salgono tirando come bestie da soma cannoni e artiglieria verso i 3.000 dell’Adamello (alla macchina il grande Luca Comerio nelle immagini d’archivio datate 1916). Non so se erano tutti alpini e se tra quei soldati c’erano anche emigranti del Sud, ma (sarà perchè io sono siciliano di origine)  ho pensato subito ai terribili diari dei massacri dell’Isonzo di “Terramatta” dell’analfabeta siciliano Vincenzo Rabito (che Costanza Quatriglio ha saputo assai bene tradurre in immagini). Il corto Confini di Alina Marazzi ci porta alla radice di un tema cruciale oggi più che mai, nell’era dei droni e della “visione senza sguardo” (di cui parlava Paul Virilio, già nel 1984 e di cui riparla oggi Marco Belpoliti ne “L’eta dell’estremismo”, Guanda 2014), ma come già cento anni fa, l’anno in cui la guerra divenne “mondiale” (quasi “globale”), ovvero il rapporto TRA LA GUERRA E L’IMMAGINE (e viceversa). E a Filmmaker su questo vedremo anche “Silvered Water, Syria Self-portait”, ovvero la guerra (“civile”) nell’era dei social media.

confini Marazzi Immagine

 

 

 

 

Mettono alla prova la nostra stessa capacità di vedere, di focalizzare, gli ipnotici  piani lunghi, lunghissimi, davvero “totali” di Lisandro Alonso in Jauja  il viaggio di un personaggio che è il viaggio biografilocandina JAUJA LISANDRO ALONSO - Copiaco di ciascuno di noi spettatori tra i limiti del reale e la nostra capacità di sognare e di vivere dentro la caverna platonica della “finzione”. Un’opera visionaria, che spiazza le coordinate narrative tradizionali, sicuramente un “meta-film” e una scelta provovcatoria e anche coraggiosa per il Festival.

Aggiungo ancora solo una riflessione su un tema da tempo a me caro, che riguarda il rapporto tra cinema e formazione. Quello che si chiamava una volta cinema documentario in effetti documenta e informa (documento nell’etimologia  richiama appunto la docenza ovvero cio che si  insegna prima di tutto informando)  su quella cosa spesso sfuggente e quasi sempre complicata che chiamiamo “realtà”. Una “cosa” che molti provano a (o fanno finta di) dimenticare, anzi meglio di “rimuovere”, e altri invece a manipolare, contraffare, depistare, minimizzare, edulcorare, ecc. Insomma fiabe, discorsi, comizi, slogan, qualche slide, tanti tweet, insomma  tutti i vecchi e nuovi arnesi del mestiere dei politici, vecchi e nuovi (ma, ahinoi, non solo dei politici). Se voelte, comunque, chiamateci “gufi” (però duri e puri)…

Per fortuna, diciamo allora,  ci sono oggi i filmmaker, i documentaristi (quelli bravi, quelli etici), uomini e sempre più donne,  che possono insegnare tante cose anche ai cosidetti “formatori” (che in realtà non si sa più bene chi e cosa siano) ma sono invece essi/e stessi/e tra i (pochi) veri formatori ed educatori. Dico questo perchè sono loro che difendono conoscenze, capacità ed attitudini (ovvero gli elementi di ciò che chiamiamo competenza) oggi, a mio avviso, vitali quali: la memoria, la ricerca dei fatti, l’ascolto, il rispetto, la pazienza, in molti casi il coraggio, ecc.

In questi anni ne abbiamo parlato spesso con alcuni filmmaker e in particolare con Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (che guarda caso sono nella giuria del concorso internazionale di Fillmaker). Si veda una intervista fatta da me insieme a Vittorio Canavese nella rivista dei formatori italiani FOR (Franco Angeli), n. 91 e in una mia intervista su Cineforum n. 513/2012 dal titolo Darsi tempo, sapersi aspettare, per trovare nei piccoli gesti cose più grandi“.

Stay Tuned!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...