Dieci film per ricordare i diritti. Parte seconda. Diritti resistenti, diritti “migranti”…

locandina terra di transito verticale

In un post precedente (vedi qua)  ho ricordato cinque film che ho visto quest’anno,  che parlano del lavoro e dei suoi diritti, ma anche della memoria stessa del lavoro.
Come promesso, voglio ora ricordare altri cinque film che parlano dei diritti inalienabili di ogni persona. Diritti dell’individuo, ma che sono spesso legati a diritti sociali ed economici, come avviene nel caso delle violazioni subite dai cosiddetti “migranti”. I quali fuggono dittature o carestie, ma trovano quasi sempre altri muri invalicabili. Spesso sono proprio i migranti, i profughi, i nuovi “desaparecidos”: 40.000 sono i morti accertati dal 2000 (di questi 22.000 nelle acque del Mediterraneo – vedi link). Una tragedia che sembra senza fine…Eppure,  il mondo sembra acquistare maggiore consapevolezza. Se il 10 dicembre si celebra la giornata dei Diritti Umani (anniversario della firma nel 1948 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) il 18 dicembre è – da soli quattro anni- la Giornata dell’ azione globale per i Migranti, rifugiati e sfollati.

La memoria dei diritti, il futuro dei diritti

Ancora una volta, il cinema documentario dà voce a chi non avrebbe alcuna voce: sia a chi cerca -“fuggendo” per mare e per terra dalla miseria e dall’oppressione-  i diritti negati o violati,  sia a chi resiste e lotta nella propria patria o nella propria comunità in nome di quei diritti.

Ecco i 5 film che voglio segnalare/ricordare:

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Çapulcu: Voices from Gezi, di Benedetta Argentieri, Claudio Casazza, Carlo Prevosti, Duccio Servi and Stefano Zoja. Italia, 2013 (visto e da me selezionato per la sezione “Diritti Umani, oggi” al Festival Sguardi Altrove di Milano, marzo 2014. Proprio da Sguardi Altrove il film ha iniziato un suo lungo cammino per i festival e ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. Il film è patrocinato da Amnesty International -Sezione Italiana).

5 giovani registi italiani raccolgono con coraggio e passione le voci molteplici e trasversali di Instanbul, durante e dopo l’occupazione pacifica di Gezi Park. Sono uomini e donne, giovani e anziani, poveri e ricchi, tutti accomunati dal sogno della libertà. Piazza Taksim come Piazza Tahrir come altre piazze… Ma anche in questo caso la realtà purtroppo è ben più dura e triste, pensando alla pesante repressione di quel movimento di protesta. E pensiamo anche alla repressione che un  governo autoritario come quello turco, peraltro continuamente omaggiato dai leader politici europei e mondiali per il suo potere economico e soprattutto strategico, si permette indisturbata,   come pochi giorni fa con le retate di massa di giornalisti liberi (qua link alle notizie da L’Internazionale)

Eau argentéè, Syria Auto-portrait (Silvered Water,SyriaSelf-Portrait), di Ossama Mohammed, Wiam Simav Bedirxan, Francia 2014 (visto a Filmmaker n.32 Milano il film, una buona nortizia, sarò distribuito da Wanted una nuova casa di distribuzione indipendente dal 15 gennaio).

L’orrore, la violenza, insostenibili. La tortura filmata in primo piano, gli aerei del regime che planano sulla folla dei dimostranti per compiere, in senso letterale, una carneficina. E’ ancora “Apocalypse now” ma il sangue è vero, tutto è vero . Eppure dobbiamo vedere, anche noi, seduti nelle nostre comode poltrone.  Finchè il racconto si apre anche (per alcuni lunghi momenti) alla poesia, nel dialogo a distzana tra i due filmmaker,  l’anziano regista siriano auto esiliato e la giovane videomaker di origine curda  rimasta in Siria…

Sound of Torture, di Keren Shayo, Israele, 2013 (visto su indicazione di Maria Nadotti, e selezionato per un focus speciale all’interno della sezione “Diritti Umani Oggi” di “Sguardi Altrove Film Festival“, marzo 2014)

Ancora l’orrore più efferato. Ma questa volta non lo vediano mai, lo “ascoltiamo” soltanto attraverso i telefoni cellulari che gli aguzzini forniscono alle vittime, attraverso una radio e le sue onde libere che giungono dalla Svezia
La regista indipendente israeliana Keren Shayo ci fa sentire il “suono della tortura” in un viaggio durissimo nel deserto del Sinai,  dove scopriamo e condividiamo la sorte terribile di tanti eritrei, uomini e donne che, in fuga dai terribili conflitti del “corno d’Africa”, trovano chiuse le frontiere europee e sono costretti ad attraversare il deserto per arrivare in Israele,  la loro meta. Molti  però nel tragitto vengono sequestrati dai trafficanti di merce umana e incontrano la tortura e in molti casi di morte.

Limbo , Matteo Calore Gustav Hofer, Italia 2014 (visto su RAI 3).

Le storie di Alejandro, Bouchaib, Karim, e Peter, rinchiusi nei C.I.E. di Torino, Trapani e Roma. Si chiamano CIE – Centri di Identificazioni ed Espulsione, ma sono di fatto luoghi del tutto simili a prigioni che la democrazia continua a non avere il coraggio di definire tali. Luoghi in cui la vita è sospesa in attesa di sapere se puoi stare dentro o se devi tornare fuori.  Produce la Zalab di Andrea Segre, meritoria casa di produzione specializzata in documentari sociali (ricordiamo il pluripremiato documentario Come un uomo sulla terra del 2008).

Terra di transito, di Paolo Martino, Italia 2014 (in quest’unico caso non ho ancora visto il film, ma solo il trailer, ma lo vedrò presto, in molti che lo hanno visto me lo raccomandano…). Il regista è a un reporter/documentarista attivo da anni in Medio Oriente. Il film racconta la vicenda di Rahell, che ha intrapreso un lungo viaggio dall’Iraq all’Europa senza visti né passaporto, tentando di congiungersi a un ramo della famiglia che vive da anni in Svezia. Sbarcato in Italia, scopre però che a dividerlo dalla sua meta c’è il regolamento di Dublino del 2003…
Prodotto dall’associazione “A buon diritto” con Luce-Cinecittà. Anche in questo caso il film ha il patrocinio della sezione italiana di Amnesty International.

Non mi resta che augurarvi, oltre a “belle e buone” visioni :-), un 2015 dove i diritti – in Italia e in tutto il mondo – possano farsi valere!!!

Stay Tuned!

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